Archivio | giugno, 2006

Visto “Brokeback Mountain”…

21 Giu

…continuo a preferire…

Annunci

Implosione

17 Giu

“E’ come spegnersi nel bel mezzo di un incendio”.
Maria sa come esprimersi. E’ brava. Ha i capelli tagliati corti, irregolari. Glieli ha tagliati suo padre. Diceva che lunghi così erano troppo femminili. Diceva che i ragazzi la guardavano. Che era male. Che era sporco. Maria è una bella ragazza. E’ pallida e lentigginosa. La faccia sempre gonfia di graffi e lacrime. Ha denti storti che si intonano alle labbra carnose e rosse. Ride anche quando non ci sarebbe nulla da ridere.
Qui tutti hanno qualcosa da dire. Parlano di se e di ciò che fa più male. A volte si raccontano in terza persona, altre strizzano forte gli occhi per non piangere. Sono educati ma non si piacciono.
Ci mettono in cerchio in modo che ci si possa parlare e guardare. In realtà, si finisce per fissare un punto sopra la spalla della persona di fronte. Decidiamo tutti che è più facile parlarsi che parlare.
Tutti hanno ragione da vendere e muoiono di curiosità, letteralmente muoiono, guardandomi. Io non parlo. Non che mi dispiacerebbe farlo, non posso. Non parlo da ore, giornisettimanemesi. Non parlo da quando mi sono svegliata in una stanza bianca. Troppo bianca e da allora qualsiasi cosa è stata troppo per me.
Luca è alto. Mi guarda timido. Io non parlo, sono invisibile. Cerco di ricordarglielo fingendo di non sentire i suoi sguardi. S’imbarca in lunghi monologhi. Luca porta scarpe rosse e questo mi stupisce. Vedendo come immerge le mani nelle tasche della felpa non riesco ad immaginare il giorno in cui abbia deciso di comprasi un paio di scarpe rosse. Vistose. Lucide.
La mia stanza è bianca, troppo bianca. Gli infermieri a volte mi legano al letto con cinghie di sicurezza. “Così non ti fai male”, dicono. Ma i loro occhi dicono altro.
Maria parla della sua famiglia. A volte ride a volte piange. Altre, ride e piange contemporaneamente. Mi disorienta. Alberto comincia a tremare, disorientato anche lui. Alberto ha scarpe da ginnastica con chiusura a velcro perchè non sa fare nodi e fiocchi con i lacci. La notte bagna il letto ma ha trentasei anni. Le infermiere lo sgridano, “Alberto! Ma ancora! Lo sai che non si fanno queste cose!”. Io le sento perchè la stanza di Alberto è di fronte alla mia. Mi vergogno un poco per lui, che non ci può fare nulla.
In ospedale stiamo tutti allo stesso piano. Maschi e femmine. E’ difficile provare pudore, cos&igrave.; Siamo tutti in attesa che qualcuno ci dica da quale malattia siamo affetti. In attesa che qualcuno ci reclami.
La mia stanza è troppo bianca, troppo. Scrivo e spiego: la mia stanza è troppo bianca, è sbagliata. Come fate a non capire che è sbagliata?
Le infermiere rispondono, “Oh, ma la stanza non è solo tua”. Io sono certa che anche Maria capisce che è sbagliata e che le piacerebbero le pareti rosa frutto di bosco.
Penso a Giuliano che è volato via proprio come voleva. E rideva e rideva, gli incisivi mancanti come un bambino. Rideva. E la finestra ad un tratto non lo incornicia pi&ugrave.;
Le cinghie stringono e lasciano segni rossi e viola. Non come i segni che lasciano gli infermieri. Lavo e lavo ma non vanno via.
A volte ci lasciano guardare la televisione. Adriana guarda le telenovela e si commuove, se la prende a cuore come fosse tutto vero. Alberto invece ama i comici. Molte battute non le capisce ma si diverte. Si arrabbia con me che non rido.
Forse non parlare ha intorpidito un po’ anche gli altri sensi. E i miei sentimenti non sanno più come uscire dal corpo. Rimangono l&igrave.; Implosione. Non piango più da ore, giornisettimanemesi. Sfrego e sfrego nel bagnetto in fondo al corridoio. Non sono pericolosa, neanche per me stessa. Non mi controllano e non si stupiscono del livido sotto l’occhio sinistro, della pelle sempre più irritata.
Luca mi si siede accanto nel corridoio. Mi hanno fatta uscire dalla stanza numero duecentodue. Mi hanno fatta uscire. Dicono che Maria è triste, sempre più triste, sempre di pi&ugrave.; La devono calmare e hanno bisogno di stare soli con lei. Io penso, “Più calma di così…”. In questi ultimi giorni racconta ma sono ricordi confusi. Forse ricordi nemmeno suoi. Sta seduta davanti alla finestra e guarda fisso fuori. Una strada e due alberi. Si mangia le unghie a sangue. Si tira i capelli. Parla. Io le appoggio una mano sulla spalla. Di più non so fare. Poi mi hanno fatta uscire dalla stanza. Stanza duecentodue.
Luca mi stringe la mano e le orecchie diventano rosse. Mi dice, “Stai tranquilla, presto le passerà” e anche “Riprenderai a parlare, ne sono sicuro. I dottori qui sono bravissimi”. Io non sono certa su cosa stiano facendo i dottori al riguardo. Non sono certa di voler riprendere a parlare.
Sono parcheggiata. Abbandonata. Forse, sostituita.
Da chi e per quale motivo nessuno lo sa dire. Finisce che nessuno mi parla più perchè io non parlo. A volte scrivo, ma a nessuno sembra interessare.
Dimenticata.
Luca viene in camera mia e di Maria. Vuole che io ricominci a parlare, lo so. Dice, “ Sono due anni che sei qui” Sono ore, giornisettimanemesi.
Dice anche, “Io non posso più aspettare. Ho incontrato una persona…”. Io non capisco, forse parla a Maria. Sembra triste e mi dispiace ma io non posso proprio farci nulla.
Hanno scoperto la mia collana di pillole. Come un rosario, come un tesoro nascosta sotto i vestiti, spostata nei momenti giusti. Ero stata brava, lo dice anche lo psicologo ma non credo sia un complimento. Brava ad ingoiare solo una pillola e l’altra riporla, a sfilare l’orlo del pigiama e tenere da parte il filo in cotone. A rubare una siringa. Questo ricordo: ho sempre amato le collane di caramelle. Ma qui nessuno me le porta.
Mi sveglio una mattina e il letto di Maria è vuoto.
Mi sveglio e ogni mattina trovo che i segni sulle braccia e le gambe si moltiplicano. Così comincio a contare i giorni.
Il mio cuore intrappolato. Crisi respiratoria.
Si, forse.
Luca ed io stavamo insieme da dieci anni. Ci siamo sposati tre anni fa. Ero vestita di azzurro e portavo un bouquet di primule. Sorridevano tutti.
Dimenticata.
Luca ha richiesto il divorzio e io ho firmato tutte le carte, tutte le carte necessarie. Un giorno mi presenta la sua nuova fidanzata, Carla. Ha denti grandi, un sorriso strano.
Sostituita.
Il mio cuore spezzato. Un attacco di cuore.
Beh, probabile.
E una mattina so che è l’ultima. E una mattina so. Gli altri, gli altri no. Luca, che ha continuato a venirmi a trovare non lo sa. E cerca di sorridere e mi racconta della sua nuova e cavallina compagna.
Un figlio mai nato. Non credevo di essere così fragile. Non così fragile. E gli infermieri. Si certo, ma dopo.
Il mio cuore schiacciato. Da ore, giornisettimanemesi.
Per sempre.

————————————–

Questo, l’ho scritto qualche mese fa. Una notte. Non so se sia bello o brutto. Ma c’è un po’ di me e questo, forse, è il suo posto.
La vostra affezionatissima.

16 Giu

Ci sono pastiglie e goccine. Trasparenti e bianche. Calmano. Fanno addormentare.
Ma per gli incubi, quali sono le soluzioni? Come si fa a spegnersi totalmente? Come si ottiene un sonno sereno, senza fuoco e abbandoni?

Dato che ? davvero tanto che non scrivo, segnalo due concerti che mi hanno colpita (piacevolmente) e – devo essere onesta – sorpresa.
Il primo ? quello dei TrashLight Vision, che aprivano per i Backyard ‘fucking’ Babies. Acey Slade e co. ci hanno regalato una mezz’ora pienissima tra pezzi tratti dal cd ‘Alibis and Ammunition’ e cover di Guns ‘N Roses e Johnny Cash. Hanno veramente fatto tutto quello che ci si pu? aspettare da una band rock su un palco. Sputi, insulti e quant’altro.
Un’altra graditissima sorpresa sono i See Emily Draw, gruppo di Torino che devono il proprio nome ai Pink Floyd e la loro (meravigliosa) canzone ‘See Emily Play’. Sono in 4, fanno emo e sul palco spaccano di brutto!!! Il loro primo CD ‘How To Fake Like You Are Nice And Caring’ !! Da avere!!

Per il resto la vita va avanti. Ieri sono tornata dopo un anno in uno studio di registrazione. E’ stato bello ed emozionante e naturale e assolutamente da ripetere. Non so quando e per quale motivo ancora, ma da ripetere. Grazie, Michele! E grazie anche a mia madre che ? stata con me 4 ore buone ad ascoltare sempre e solo due pezzi. E grazie anche al Mago Simone che mi ha condotto per mano al bagno e mi ha chiamata ‘cantanta’. Grazie! 🙂

Pensieri cos? a casaccio ce ne sono un po’, se volete.

Che io abbia cominciato a vestire di nero a 10 anni perch? ho capito precocemente che vestirsi con altri colori ? difficilissimo?

Seduta in angolo piango e chiedo – non so a chi – di non farmi stare cos? male. E’ troppo difficile, fa troppo male. E spiegarlo sarebbe troppo doloroso.

La vostra affezionatissima.

p.s. non pi? una mia foto, a lato. In fondo mi odio troppo. Perch? far finta di niente?

Diet Coke + Mentos

14 Giu

Davide, che ne pensi? Tu che bevi sempre Diet Coke, stai attento! Guarda cosa potrebbe capitare…